lunedì 28 novembre 2011

Commissione tecnica sugli impianti biomassa: le associazioni disertano


Le associazioni Comitato Rifiuti Zero, Italia Nostra Sezione di Spoleto, Legambiente Spoleto in riferimento alla Commissione tecnica convocata per il 28/11/2011 hanno deciso unanimemente di non partecipare allincontro, incaricando un loro rappresentante, Avv. Fabrizio Gentili, alla consegna e messa a verbale di un documento formale. Le Associazioni intendono esprimere in tal modo la loro profonda critica e contrarietà alla conduzione politica della vicenda, degna di una leadership totalmente inconsapevole (o sprezzante) delle regole elementari proprie di una democrazia costituzionale, che pone la salvaguardia e l'amministrazione del bene comune al di sopra dellinteresse privato.
Quando le Associazioni hanno accettato linvito del Comune di Spoleto a fare parte di una Commissione tecnica, nonostante le molte perplessità, lo hanno fatto anche per i numerosissimi cittadini presenti in occasione dellincontro del 9 maggio 2011 presso il bocciodromo di S. Giacomo, anche per le tremila firme che dicono no ad un impianto che non tiene conto minimamente dell’interesse pubblico. In quell'occasione le Associazioni hanno ritenuto che limpegno del Sindaco dirivedereil progetto fosse sincero, considerando che il compito della Commissione fosse quello di riesaminare il progetto per dare nuovi strumenti conoscitivi e gestionali alla Giunta ed al Consiglio comunali al fine di rispondere a dubbi e perplessità sollevatisi dalla assemblea pubblica.
Alla luce anche dei recenti comunicati stampa del Comune di Spoleto la posizione della Amministrazione cittadina si è posta in un terreno di inconciliabilità con quella della Comunità civile e quindi delle Associazioni. Si tratta di una sconfitta della Politica che deve perseguire gli interessi della collettività, a favore della politica imbelle e confusa, che non ha capito, nella migliore delle ipotesi, quale sia lalto scopo del suo mandato e si trincera dietro una Dirigenza tecnico-amministrativa che non è stata eletta dal popolo e che a questo non deve rispondere. Sono molte le Amministrazioni Locali che per salvaguardare i propri cittadini ricorrono a Magistratura ordinaria e amministrativa, avverso leggi regionali e statali che, secondo loro, ledono i loro diritti.
Già nel 2004 la Regione dellUmbria aveva emanato un documento dindirizzo per gli impianti alimentati a fonte rinnovabile, in cui si sottolineava la necessità di utilizzare un comprensorio di approvvigionamento del combustibile non superiore ai 70-100 km dallimpianto stesso. La Regione dellUmbria si è dotata poi nel 2011 di uno strumento che tenta di armonizzare la salvaguardia dellambiente, del paesaggio, della salute pubblica e delluso di tali impianti, cercando di rendere compatibili linteresse pubblico con quello privato. Alla luce di tale normativa l'impianti a biomasse di Madonna di Lugo così come è stato proposto non potrebbe essere approvato. Le Associazioni ribadiscono che iprogetti di Coricellisono da sottoporre a tale normativa, dato che solo il 17 Novembre scorso si è perfezionato l'iter tecnico-amministrativo-autorizzativo con  lautorizzazione alle emissioni in atmosfera dei tre-in-uno impianti, autorizzazione senza la quale limpianto di cogenerazione di Madonna di Lugo non avrebbe senso di esistere.
Il Sindaco di Spoleto e la sua Giunta non possono nascondersi dietro il paravento generosamente e inadeguatamente offerto dalla Regione Umbria, secondo la quale la DIA e lautorizzazione alle emissioni sarebbero due procedimenti distinti: una forzatura nel metodo e nel merito.
Altro fattore di inconciliabilità tra loperato dellAmministrazione e linteresse pubblico è la mancata difesa di un corretto uso delle risorse pubbliche in materia di incentivi agli impianti a fonti rinnovabili. L'aver cavillosamente suddiviso l'impianto in tre di potenza elettrica inferiore a 1 MW consente di accedere alla Tariffa Onnicomprensiva (TO), ben più redditizia rispetto ai Certificati Verdi (CV). Da una stima effettuata si deduce un incentivo annuo pari a circa 6.500.000,00in regime di TO e circa 3.500.000,00con i CV, non essendoci accordi di filiera filiera corta. Non è possibile che una Amministrazione pubblica possa avallare tale forzatura. Questo è il senso della nota inviata dal Gestore dei Servizi EnergeticiGSE S.p.A. alle Associazioni, fatta tempestivamente conoscere al Comune di Spoleto.
Ma liter autorizzativo ancora non finisce qui: la richiesta di ampliamento presentata al Comune di Spoleto dalla Pietro Coricelli S.p.A., la quale non può che essere connessa alla realizzazione della nuova centrale energetica, deve essere sottoposta allaverifica di assoggettabilità a Valutazione Ambientale Strategica  come prescritto dalla Provincia di Perugia nel luglio 2010. Le Associazioni si chiedono: il Comune di Spoleto mancherà anche questa occasione di esercizio della Politica dalla testa eretta? Non vè dubbio, infatti, che tale pratica urbanistica debba essere assoggettata a VAS. Ciò è avvalorato dalle numerose e circostanziate osservazioni espresse dalla Provincia di Perugia. A tale proposito si invitano il Sindaco e la Giunta di Spoleto a cogliere almeno questultima occasione ad aprire tale procedimento alla più ampia partecipazione pubblica.
Tutta la vicenda è, inoltre, dominata da ungrande assente: il principio di precauzione. Ilprincipio di precauzioneè uno strumento secondo il quale è necessario porre in atto a priori azioni volte allevitamento di una perdita o di un danno ambientale, quando questi siano ragionevolmente prevedibili. Anche questo, insieme ad altri, era un mezzo, corretto e funzionale, che il Comune di Spoleto avrebbe potuto adire nelleventualità che scegliesse di parteggiare per il bene e la salvaguardia della cittadinanza spoletina.
A tale proposito, proprio lautorizzazione alle emissioni in atmosfera ha paradossalmente evidenziato che i gas ed altre sostanze emettibili dagli impianti non sono solo quelli indicati nei progetti, ma includono sostanze gravemente dannose per effetti tossici e mutageni, quali furani, diossine e polveri sottili, come sempre sostenuto dalle Associazioni. A fronte di tale evidente conferma delle potenzialità inquinanti e dannose degli impianti, il Sindaco e la Giunta di Spoleto potevano fermarne il cammino per la migliore dellegiuste cause: salvaguardiare la salute dei cittadini.
Le Associazioni, infine, esprimono la loro indignazione a fronte dellarroganza politica e amministrativa del Comune di Spoleto sottesa dalla totale mancanza di rispetto mostrata, ad esempio, nellaver continuativamente nascosto ad esse e alla cittadinanza le ultime due conferenze dei servizi, svoltesi l11 e il 17 Novembre scorsi, dedicate allautorizzazione alle emissioni in atmosfera.
Spoleto, 28 Novembre 2011.
Comitato Rifiuti Zero
Italia Nostra sez. Spoleto
Legambiente Spoleto

mercoledì 16 novembre 2011

'Gli impianti a Biomasse a Madonna di Lugo sono autorizzati'... e da quando?

Le associazioni chiedono delucidazioni all'assessore Lisci


Sabato 12 novembre scorso le associazioni Legambiente Spoleto, Italia Nostra, Comitato Rifiuti Zero e la cittadinanza hanno appreso dalla stampa locale che l'iter procedurale relativo agli impianti a biomasse di Madonna di Lugo è definitivamente terminato, con tanto di placet da parte della Regione Umbria.

A questo punto viene spontaneo chiedere all' Assessore Lisci quando l'iter si è concluso.
C'è chi insinua che tale data sia precedente al 26 giugno 2011, prima e ultima riunione della Commissione Tecnica, o addirittura dell'incontro al bocciodromo di San Giacomo (09 maggio 2011), non sarebbe "corretto" nei confronti delle persone che in questi mesi hanno lavorato e sperato di trovare spazi di partecipazione.
La data di chiusura dell'iter burocratico è importante per l'applicabilità del recente Regolamento Regionale, il quale impone un importante vincolo all'approvvigionamento delle biomasse per gli impianti di potenza superiore a 50 kWe. Infatti, al fine di minimizzare le emissioni di sostanze inquinanti e gas serra, per ciascuna tonnellata di materiale combustibile trasportato, non si dovrebbero superare i 6 kg di CO2.
Questa condizione, in sostanza, impone una distanza limite al riperimento delle biomasse. Ciò significa, per esempio, che da Spoleto si potrebbe arrivare a nord fino a Città di Castello e a sud a Fiano Romano, non certo in paesi europei come dichiarato nella Relazione Tecnica dalla Ditta installatrice dell'impianto.
Si potrebbe pensare quindi di reperire l'olio vegetale direttamente in Umbria; sulla base dei dati di consumo dichiarati dalla Ditta installatrice dell'impianto risulterebbero necessari, ad esempio, circa 4160 ettari coltivati a colza su una superficie agricola utilizzata totale dell'Umbria pari a circa 6500 ettari (5° censimento ISTAT). E' evidente quindi che il nuovo Regolamento Regionale difficilmente avrebbe permesso la realizzazione di tale impianto. Anche in questo caso per azzittire le male lingue sarebbe importante che l'Assessore Lisci dichiarasse che alla data del 5 agosto 2011 il progetto era cantierabile, completo di ogni autorizzazione.
Oltre agli aspetti legati agli impianti di coogenerazione, altro nodo da sciogliere è la richiesta di ampliamento dello stabilimento oleario.
Tale intervento impone la Valutazione Ambientale Strategica (VAS), un iter burocratico il cui obiettivo principale è valutare gli effetti ambientali dei piani o dei programmi, prima della loro approvazione, durante ed al termine del loro periodo di validità. Altri obiettivi della VAS riguardano sia il miglioramento dell'informazione della gente sia la promozione della partecipazione pubblica nei processi di pianificazione-programmazione. In quest'ottica le Associazioni scriventi ricordano alle Autorità Comunali che la città di Spoleto ha aderito alla Carta di Aarhus e si è fatta promotrice dell'Agenda 21 Locale e che ha l'ambizione di certificarsi EMAS. Si sollecita quindi il Comune ad utilizzare tutti gli strumenti in suo possesso al fine di permettere ai cittadini di essere informati preventivamente così da poter partecipare attivamente ai processi decisionali riguardanti il proprio territorio, attraverso la convocazione di un'assemblea pubblica e, magari, si riconvochi la commissione tecnica come chiesto da oltre due mesi dalle associazioni.

Legambiente Circolo di Spoleto
Comitato Rifiuti Zero No Inceneritori
Italia Nostra

martedì 25 ottobre 2011

Sconcertante ritardo nella raccolta differenziata

Le notizie apparse sulla stampa locale circa la ormai prossima situazione di emergenza nello smaltimento  dei rifiuti nel territorio dell'Ati 3, ci fanno arrabbiare moltissimo, anzi imbestialire!
Si doveva toccare proprio il fondo … arrivare  alla chiusura della discarica di Sant'Orsola, allo sconcertante ritardo nella raccolta differenziata, ai mai risolti problemi di funzionalità ed efficienza della VUS, per destare le coscienze (!?) dei sindaci, come si legge nella recente nota dell'Assemblea dei sindaci dell'Ati 3.

Anzichè individuare  possibili soluzioni da adottare nel breve periodo, i nostri amministratori fanno a scarica barile e rivolgono un “accorato” appello alla Regione affinchè individui soluzioni transitorie per il prossimo biennio, limitandosi solamente ad esprimere la propria contrarietà al trasferimento dei rifiuti alla discarica di Orvieto per ragioni di costi… e chi lo dice ai cittadini se aumenta la TARSU proprio nel periodo in cui si dovrà votare?
NON una parola su come potenziare la raccolta differenziata, attualmente ai livelli più bassi della Regione. 

NON una parola sul futuro assetto societario, nell'ottica  di un riordino dei servizi locali su base regionale. 

Possibile che questo territorio non riesca ad eprimere una propria progettualità, una propria idea per il suo futuro ? 

Possibile che si debba attendere sempre un qualche intervento dall'alto?

Eppure esperienze virtuose  esistono nel nostro Paese, e tutte hanno come denominatore comune una efficiente raccolta differenziata porta a porta.
Possibile che i nostri amministratori non credano nella raccolta dei rifiuti porta a porta ? viene da chiedersi se “non credano” o “non siano capaci”, ma in fin dei conti basterebbe informarsi e …copiare! E non ci vengano a raccontare che la raccolta porta a porta è troppo costosa perché è sufficiente andare dove si fa per capire che è un grande risparmio per i comuni e per i cittadini che l’adottano.

Perchè non si investe in un ciclo virtuoso dei rifiuti, replicando magari le buone pratiche realizzate in altri territori? Il sistema Vedelago non è un miraggio, ma una realtà concreta ed economicamente sostenibile, Perché i nostri amministratori non sono interessati? 

Per questo chiediamo un incontro urgente al Sindaco di Spoleto, ai vertici Vus e dell' Ati3, per conoscere quali azioni si intendono adottare per scongiurare che il nostro territorio viva una situazione di emergenza nel prossimo futuro…. anzi domani!

sabato 8 ottobre 2011

Raccolta firme


Si informa che la procedura per richiesta del consiglio comunale aperto è stata avviata.
La richiesta necessita della firma di 1/5 dei Consiglieri comunali e, una volta presentata, il Presidente del consiglio comunale fisserà la data. Si prevede il Consiglio Comunale aperto si terrà indicativamente alla fine del mese di ottobre.
Per questo motivo il Comitato Rifiuti 0 No Inceneritori ha deciso di


PROLUNGARE LA RACCOLTA FIRME DELLA PETIZIONE,

fissando la scadenza della consegna schede per il per

SABATO 22 OTTOBRE

Abbiamo ancora molti giorni per raccogliere firme, la situazione è la seguente: abbiamo già in mano 2.600 firme e circa 180 schede ancora in vostro possesso, solo consegnando quelle in vostro possesso complete, raggiungeremmo le 4.400 firme, non è impossibile se tutti mettiamo il nostro impegno.
Chi vuole contribuire può richiedere le schede a: rifiutizerospoleto@gmail.com
Dobbiamo pensare alla nostra salute, quella dei nostri figli e dei nipoti.
Abbiamo il dovere di decidere il futuro di Spoleto.
Ancora uno sforzo!!!!!!

mercoledì 5 ottobre 2011

Nota sugli impianti a biomassa di Madonna di Lugo

Si fa presente che le associazioni Comitato Rifiuti Zero No Inceneritori, Legambiente e Italia Nostra hanno redatto un nota in merito alla costruzione degli impianti a biomassa di Madonna di Lugo. La nota è stata inviata alla fantomatica commissione per ribadire il no agli  impianti. Di seguito gli argomenti trattati:

Aspetti procedurali
Mancata partecipazione
Le Linee guida nazionali in materia di Energie Rinnovabili prevedono il coinvolgimento dei cittadini in un processo di comunicazione e informazione preliminare all'autorizzazione di costruzione di un nuovo impianto. Il Consiglio Comunale di Spoleto ha aderito al processo di Agenda 21 locale ed alla Convenzione di Aarhus ed è consapevole che non si possono prendere decisioni senza coinvolgere i cittadini, soprattutto per quando riguarda la salute, l’ambiente in cui vivono, la qualità della vita. Un coinvolgimento della collettività, la partecipazione del popolo alle decisioni del proprio territorio è un principio imprescindibile e un diritto che ci viene dalla Costituzione e dal voto.
In occasione della realizzazione degli impianti di cogenerazione in località Madonna di Lugo il Comune di Spoleto ha omesso di avviare un processo di partecipazione quale componente essenziale di ogni trasformazione territoriale a maggiore trasparenza delle scelte e delle procedure.
Incentivi GSE
Per la realizzazione degli impianti a biomasse vegetali sono state avviate 3 procedure di D.I.A. a cura di 3 società: Pietro Coricelli S.p.A., il Barbarossa Green Power S.r.l. e Le Prata Green Power S.r.l., tutte con sede legale in località Madonna di Lugo 44, i cui legali rappresentati sono rispettivamente: Coricelli Giuseppe Antonio, Coricelli Pietro, Coricelli Lorenzo. Al di là dei tre legali rappresentanti, fra di loro parenti, sembra lecito chiedersi se le tre società siano riconducibili ad una stessa proprietà, la ditta Pietro Coricelli S.p.A.
Dalla documentazione presentata in Comune si osserva infatti, che sull’area esterna della raffineria di proprietà della Pietro Coricelli S.p.A. sono state create nuove particelle catastali, ricalcanti l'ingombro dei motori e delle altre attrezzature a corredo, concesse con un contratto di uso gratuito alle altre due società.
L'aver suddiviso amministrativamente l'impianto in tre di potenza elettrica inferiore a 1 MW, oltre che permette di usufruire di un iter autorizzativo più snello, permette di accedere alla Tariffa Onnicomprensiva (TO), ben più redditizia rispetto ai Certificati Verdi (CV). Da una stima effettuata sulla base degli scarsi e contraddittori dati presenti nella Relazione Tecnica si deduce un incentivo annuo pari a circa 6.500.000,00 € in regime di TO e circa 3.500.000,00 € con i CV, non essendoci né accordi di filiera né filiera corta.
Aspetti tecnici
Le informazioni fornite dalle 3 ditte nella Relazione Tecnica risultano incomplete e non esaustive al fine di poter giungere ad una valutazione dettagliata del progetto.
In merito alle opere ingegneristiche e ai relativi calcoli risultano solo accenni o addirittura dichiarazioni di intenti, ma mancano i valori e i processi che rendono oggettive, fondate e verificabili le valutazioni presenti.
Sicurezza impianto
Manca qualsiasi relazione e/o elaborato tecnico che permetta di valutare le scelte e i provvedimenti relativi alla sicurezza dell’impianto. Questo impianto è soggetto a Certificato Prevenzione Incendi e risulta classificato quindi dalla Norma CEI 64/8 a Maggior Rischio in Caso di Incendio. Risulta che vi sia stato un primo esame preliminare formale da parte dei Vigili del Fuoco che, a seguito di sopralluoghi e valutazioni da effettuarsi, dovranno decidere se emettere un nuovo Certificato Prevenzione Incendi.
Nella Relazione si fa un generico riferimento ad alcune valutazioni rispetto alla parte elettrica dell’impianto senza fornire nessuno schema e nessuna relazione specifica da cui si possano valutare i dispositivi di sicurezza adottati e secondo quali parametri. In riferimento alle protezioni generali dell’impianto elettrico e ai sistemi di connessione alla rete elettrica pubblica si riscontrano diversi riferimenti all’inserzione “di tutte le protezioni richieste dalla normativa DK 5600”. Attualmente la DK5600 è stata abrogata e sostituita con la Norma CEI 0-16 con la  Delibera ARG/elt 33/08 dell’Autorità per l’Energia Elettrica e il Gas il 18 MARZO 2008, pubblicata in data 20 marzo 2008 sulla GU n. 100, SO n. 107 del 29 aprile 2008. Questo significa che questo progetto è basato su criteri di conformità di sicurezza obsoleti e non rispondenti alla normativa vigente alla data di emissione. Non applicare le nuove norme, nella loro interezza e seguendo il loro progresso, può essere causa di un notevole aumento della fonte di rischio non solo per i lavoratori, ma anche per l’ambiente e per la popolazione.
Autonomia delle opere
 Nel rilasciare l’autorizzazione il Comune ha richiesto che “durante la realizzazione e l’esercizio dell’impianto dovrà essere garantita la completa e totale autonomia impiantistica e funzionale, ovvero l’autonomia di tutte le opere, sistemi e componenti comuni finalizzati all’esercizio combinato e/o integrato degli stessi”.
Da quanto riportato nella Relazione Tecnica delle aziende non è chiaro se tale condizione sia stata soddisfatta. Da quel documento non è infatti possibile desumerecon certezza se il serbatoio dell’urea, necessario per l’impianto di abbattimento degli NOx, sia unico oppure se sia presente un serbatoio dedicato per ciascun motore.
Alcuni dubbi emergono poi dall’esame dell’elaborato grafico a cura della ditta CO.STELL S.r.l. incaricata della realizzazione degli impianti che mostra la presenza di un unico serbatoio urea, un unico degasatore e di un solo impianto di distribuzione, a servizio di una linea comune di adduzione.
Aspetti ambientali
Emissioni in atmosfera e qualità dell’aria
Dalla lettura dei dati riportati nella Relazione Tecnica del progetto, emerge che il quadro emissivo è parzialmente esplicitato solo per 4 specie di inquinanti: CO2, CO, NOx e polveri. Nessuna valutazione è stata fornita riguardo altre specie di interesse come ad es. IPA e metalli pesanti che vengono genericamente indicati in emissione in quantità inferiore rispetto a quanto si otterrebbe dall’uso di combustibile fossile (cfr. Progetto pag. 18). Viene inoltre riportato che “i risultati ottenibili con l’impianto in esercizio a valle del sistema di abbattimento dovrebbe[ro] essere” in linea con quanto prescritto nel parere di competenza dell’ARPA (cfr. Progetto pag. 18).
Nella scheda di bilancio finale derivante dal confronto tra la situazione ante e post-operam è riportato che dall’attività di combustione degli oli vegetali si avrà un peggioramento della qualità dell’aria circostante, con un aumento delle emissioni su scala locale corrispondenti a:
+           2322 kg/anno di NOx;
+           12741 t/anno di CO2;
+            21324 kg/anno di CO.
Tenendo conto che questi dati rappresentano un differenziale rispetto alla situazione attuale, si osserva che non sono state fornite informazioni circa le previsioni dei reali contributi annui dell’azienda al comprensorio spoletino a seguito dell’avvio del processo di cogenerazione.
Dai dati raccolti da ARPA Umbria nel corso delle ultime campagne di monitoraggio pubblicati nel volume “Annuario dei dati ambientali dell'Umbria 2009” e ripresi nel “Piano di Gestione Ambientale - Comunità Montana Monti Martani, Serano e Subasio” risulta evidente che le 3 centrali alimentate ad olio vegetale accentueranno le criticità già emerse in fase di valutazione della qualità dell’aria del territorio spoletino che sono state sintetizzate in:
   valori di emissione elevati in tutti i settori del comune di Spoleto. La criticità si focalizza su emissioni di particolato (PM10 e PM2.5), NOx, CO e CO2.
   Le stazioni di monitoraggio (S. Chiodo e P.zza Vittoria) registrano valori degli inquinanti in aria inferiori ai valori limite anche se, per quanto riguarda polveri e NO2, i livelli si collocano sopra le soglie di valutazione e risultano essere rilevanti. I dati riguardanti le polveri potrebbero essere soggetti ad una sottostima causata dalla strumentazione.
   Presenza di traffico veicolare pesante, emissioni di polveri e materiale di scarto da lavorazione dovuto da attività di cava intensa.
A questo scenario si deve aggiungere un ulteriore dato relativo alla concentrazione media oraria di ozono (1 e 8 ore), registrato dalla stazione mobile collocata in zona Madonna di Lugo a partire dal 6 maggio 2011, che mostra come in 100 giorni di osservazione l’area si trovi già per il 20% una condizione di qualità dell’aria scadente (media 8 ore) e per il 43% in una condizione accettabile (media 1 ora).
È inoltre, da tenere presente che i nuovi impianti si collocheranno nell’area di Madonna di Lugo, posta a Nord dell’abitato di Spoleto. Poiché il campo anemologico della città è influenzato dalla sua posizione geografica, in fondo alla valle Umbra e con la cerchia di montagne disposta da Nord a Est-Sud-Est, appare evidente che nel periodo invernale con i venti prevalentemente indirizzati da Nord-Nord-Est, le emissioni dei 3 motori di cogenerazione concorreranno al peggioramento della qualità dell’aria, aggravando la condizione attuale.


Bilancio ambientale
Elemento indispensabile per la valutazione dei 3 impianti è un’analisi degli effetti ambientali ed energetici che tenga conto dell’intero processo a partire dalla coltivazione delle colture dedicate così come indicato nel P.E.R. Umbria 2004, che prevede “... Per ragioni di carattere economico (costo del trasporto) ed ambientale (emissioni da trasporto), le analisi di fattibilità tecnico-economica per gli impianti di produzione di energia da biomassa ribadiscono generalmente la necessità di utilizzare un comprensorio di approvvigionamento del combustibile non superiore ai 70-100 km di raggio medio dall’impianto stesso ...”. Inoltre “.. L’impatto ambientale di un impianto a biomassa va calcolato tenendo conto del rilevante inquinamento prodotto dal trasporto del combustibile e quindi va giudicato caso per caso. Anche se, in generale, la biomassa è un combustibile che potrebbe contribuire all’abbattimento di emissione di CO2, restano da valutare gli effetti derivanti dalla emissione delle altre componenti prodotto di combustione. In ogni caso, date le caratteristiche della regione, risulta auspicabile un utilizzo in impianti di piccola scala ...
Alla luce di queste premesse appare chiaro che per una corretta valutazione degli impianti non solo sono necessarie garanzie di tracciabilità della biomassa e di uso corretto del suolo, così come richiesto dalla procedura autorizzativa del Comune di Spoleto, ma anche della documentazione riguardante l’approvvigionamento del combustibile e la conseguente valutazione degli aspetti ambientali ed energetici comprendenti il trasporto del carburante stesso.


 Aspetti generali
Raccolta firme
A testimonianza dell’interesse e della preoccupazione dei cittadini verso l’installazione dei nuovi impianti di cogenerazione si fa presente che in molti hanno contribuito alla raccolta di firme per dire no all’insediamento delle nuove centrali, che rappresentano una forma di sfruttamento imprenditoriale del territorio che mette a rischio la salute di molti a vantaggio di pochi. Il primo cittadino è tenuto a tenere in alta considerazione la richiesta di blocco degli impianti che è stata sottoscritta da oltre 2500 persone che abitano in città. Si ricorda inoltre che i firmatari della petizione, poiché desiderano partecipare attivamente alle scelte che riguardano l’ambiente in cui vivono, non limitano la loro protesta agli impianti a biomasse, ma fanno notare come l’amministrazione debba impegnarsi molto di più di quanto finora fatto per la protezione dell’ambiente e del territorio e avviare finalmente un’efficiente gestione dei rifiuti.
Nuovo Regolamento Regionale
Il nuovo Regolamento Regionale (“Disciplina regionale per l’installazione di impianti per la produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili“) pubblicato in data 5 agosto 2011 sul B.U.R. n. 34 del 29 luglio 2011, all’Art. 12 comma 1 stabilisce che le disposizioni del regolamento si applicano anche ai procedimenti pendenti alla data di entrata in vigore del regolamento medesimo. Dato che in data 5 agosto l’impianto mancava ancora dell’Autorizzazione alle Emissioni in Atmosfera si ritiene quindi che l’iter autorizzativo non fosse completo e quindi sia applicabile il succitato Art. 12 comma 1.
Il Regolamento all’Art. 2 disciplina gli impatti cumulativi e la valutazione ambientale e di incidenza, quindi il comma 1 stabilisce che i progetti posizionati nella medesima area o in aree contigue e comunque a distanza inferiore a metri 1000 da altri impianti della stessa tipologia già autorizzati devono essere valutati in termini cumulativi, qualora risulti una potenza complessiva superiore a 1 MW. In particolare al comma 4 lettera b) si sancisce che gli impianti alimentati a biomasse di potenza elettrica superiore ad 1 MWe siano sottoposti a verifica di assoggettabilità a valutazione di impatto ambientale.
Infine con l'entrata in vigore del presente Regolamento Regionale viene normato l'approvvigionamento  delle biomasse da utilizzarsi come combustibile; nell'Allegato B, difatti, ove si pongono i criteri e le condizioni per l'autorizzazione all'installazione di nuovi impianti si specifica alla voce “condizioni” si legge: “Al fine di minimizzare le emissioni di sostanze inquinanti e gas serra associati
 all’approvvigionamento delle biomasse utilizzate come combustibili per
 alimentare gli impianti alimentati a biomassa, le emissioni dei mezzi di
 trasporto non devono superare 6 kg di CO2 per ciascuna tonnellata di
 materiale trasportato.”
Risulta quindi evidente che la sola specificazione di utilizzare olii vegetali di provenienza europea tracciabili e ottenuti dalla spremitura meccanica a freddo, così come previsto all'Allegato X alla parte quinta del D.Lgs 152/2006, non risulta sufficiente.

  
Azioni proposte

Per quanto fin qui sinteticamente esposto, i membri della Commissione tecnica che sottoscrivono la presente memoria, ribadiscono quanto hanno dichiarato in sede di prima sessione della stessa:
-        sospensione immediata dell’iter autorizzativo comunale e comunque ingiunzione alle Ditte Proponenti di sospendere qualsiasi azione volta alla realizzazione di opere anche propedeutiche agli impianti in argomento;
-        ricondurre tutta la pratica entro i confini normativi del RR 7/11 e all’interno della elaborazione, in corso di attuazione, del Piano Energetico Comunale;
-        ampia, profonda, capillare partecipazione del suddetto Piano, al fine di condividere con la cittadinanza fondamentali scelte implicanti elevate e permanenti interazioni con lo stato di salute pubblica e aspetti formali e funzionali dell’ambiente. 

 Nota redatta da:  Comitato Rifiuti 0, Italia Nostra e Legambiente

sabato 1 ottobre 2011

Raccolta firme

Informamiamo tutti coloro che sono in possesso di schede per la racccolta delle firme, che il termine ultimo per la consegna è stato fissato per il giorno 9 ottobre 2011. 

Sfruttiamo questi ultimi giorni per compilare le schede incomplete.

Il Comitato Rifiuti Zero No Inceneritori,  ha avviato le procedure per richiedere il consiglio comunale aperto e discutere gli argomenti oggetto della petizione. Nei prossimi giorni faremo un comunicato dove renderemo ufficiale la richiesta. Informeremo i cittadini sullo stato della fantomatica commissione sulle biomasse di Madonna di Lugo.

Le schede possono essere consegnate entro e non oltre il 9 ottobre 2011 c/o la sede di Cittadinanza Attiva in via XXV Aprile 44 (Spoleto) nei seguenti giorni: martedì, mercoledì e venerdì dalle ore 10.00 alle ore 12.00. Chi non può passare in quei giorni e orari, puoi lasciare le schede all'interno della cassetta della posta di Cittadinanza Attiva.


mercoledì 21 settembre 2011

All'improvviso ci si sveglia....

Sì è proprio così, all’improvviso il nostro Sindaco si è accorto che la discarica di S. Orsola, non ce la fa più. Invece di ascoltare i cittadini che chiedono una raccolta differenziata porta a porta, come accade nelle città civili dove il conferimento in discarica è veramente molto basso, fa l’appello alla Regione per trovare soluzioni alternative ed evitare che il problema dei rifiuti diventi stile “Napoli”.
Sapete cosa risponde l’assessorato all’ambiente della regione? “siamo sorpresi che il sindaco dica queste parole considerando che la raccolta differenziata dell’ATI 3 ha la più bassa percentuale”.

È iniziato il ping pong delle responsabilità tra Regione - Vus - Comune  per terrorizzare i cittadini.  Allora quale sarà la soluzione dietro questo scaricabarile? quella di bruciare i rifiuti nella cementeria di Spoleto e noi questo NON LO VOGLIAMO!!!!
Si sa che la Regione vuole costruire un inceneritore dal costo di 110 milioni di euro per “ossigenare” la Verde Umbria e che uno degli sponsor principali di questa soluzione è proprio l’assessorato all’ambiente, al quale farebbe comodo un’emergenza per avallare tale progetto.
Costruire l’inceneritore non è conveniente (la nostra regione ha gli stessi abitanti di un quartiere di Roma) e forse non sarà costruito a breve, per cui c’è il grave rischio che Spoleto, dopo aver fatto da “cassonetto rifiuti ATI 3, diventi candidata a “inceneritore ATI 3.

Dall’inizio dell’anno stiamo lavorando per spiegare ai nostri politici e dirigenti che esiste un metodo molto efficace per gestire i rifiuti, assai meno costoso di un inceneritore, non inquina e crea concretamente posti di lavoro: è il sistema usato dalla città di Vedelago, dove la raccolta dei rifiuti è diventata un business che consente di dar lavoro, con l’indotto creato, a oltre 2.000 persone. Spinti da noi, i dirigenti della Vus, qualche amministratore dei comuni ATI 3 e il vice sindaco di Spoleto, con una visita lampo, hanno visto questo importante impianto, dimostrando dopo qualche mese, un completo disinteresse a questa grande opportunità.
Da mesi il comitato non riesce a incontrare il Sindaco e la Vus, per continuare a parlare di rifiuti, di raccolta differenziata  e di soluzioni efficaci: silenzio assoluto.

È evidente che è più facile fare appelli che affrontare il problema! E allora chiediamo:
Parchè i tempi della raccolta differenziata sono così lunghi, quando in comuni come Spoleto si è arrivati all’80% in solo 2 anni? Perché nel centro storico di Spoleto non si fa la differenziata? Perché non si prende in considerazione il metodo “Vedelago” molto meno costoso e più favorevole ai cittadini? Perché si continua a dire che la raccolta porta a porta è troppo costosa quando i comuni dove è attiva affermano e dimostrano l’esatto contrario? Perché non c’è la volontà di agire a favore della salute?

Alcuni ci definiscono “Terroristi Ecologici” perché non vogliamo gli inceneritori, non vogliamo impianti di biomassa come quelli di Madonna di Lugo, impianti per bruciare pollina.  Il fatto è che il comitato, sta proponendo alternative che sono esistenti, facilmente replicabili, meno costose e che non incidono sulla salute dei cittadini. Giudichi chi legge se questo si può definire terrorismo…

Nei prossimi giorni chiederemo al sindaco Benedetti un consiglio comunale aperto, dove è nostra intenzione discutere dei problemi legati alla raccolta differenziata, agli impianti a biomassa, agli inceneritori e in quell'occasione avremo il piacere di consegnare le firme raccolte per la petizione contro qualsiasi forma di incenerimento.

Facciamo un ulteriore appello ai cittadini per aiutarci nella raccolta firme in corso contro questi scempi che  continuano a deturpare Spoleto: richiedi le schede per far firmare la petizione amici e parenti alla seguente mail (la raccolta terminerà il 30 settembre 2011): rifiutizerospoleto@gmail.com 


Comitato Rifiuti Zero No Inceneritori